…quando immagini e simboli ti investigano l’anima
Nella storia dell’uomo non è mai mancata la divinazione, di alcun tipo. Tra i primi metodi (e dei più conosciuti) per trovare risposte ai vari quesiti dell’esistenza l’uomo era solito appellarsi al consulto di oracoli, tarocchi, sibille, rune e altri mezzi rappresentanti, portatori e canali di messaggi in codice, custodi di verità e consigli utili a fornire direzioni e risposte per il percorso dell’uomo.
La figura mitologica della sibilla (generalmente femminile e non soggetta al passare del tempo) di origine greco-romana è legata al mondo delle profetesse, donne praticanti la divinazione in stato di trance, durante il quale pronunciavano oracoli e rivelazioni.
Esse interpretavano il passato, chiarivano il presente e prevedevano il futuro.
La creazione e la diffusione delle carte delle Sibille si deve alla cultura francese, la stessa che ha favorito la divulgazione di quelle dei Tarocchi, nati però in un’epoca molto più antica.
Risalgono alle origini dell’antico Egitto, per diffondersi solo tra il 1600 e il 1700.
Al termine del secolo successivo, i Tarocchi vengono associati alla cultura e alla pratica della Cabala.
A circa metà degli anni 30 la tarologia incontra la psicologia con Carl Gustav Jung, il quale decide di accostare l’analisi tarologica a quella dell’inconscio collettivo.
Tale studio lo porterà negli anni a sottolineare l’efficacia dell’utilizzo di questo mezzo e a concepire il metodo junghiano di lettura dei tarocchi, non tanto per fini divinatori quanto per la comprensione di blocchi inconsci dell’individuo.
Durante un suo seminario del 1993, Jung affermò circa i tarocchi:
“Sono immagini psicologiche, simboli con cui si gioca, come l’inconscio sembra giocare con i suoi stessi contenuti. Essi si combinando in certi modi e le differenti combinazioni corrispondono al giocoso sviluppo degli eventi nella storia dell’umanità”
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